mercoledì, Gennaio 14, 2026
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Svelata la via segreta delle infezioni alla prostata

AGI – Le infezioni batteriche della prostata seguono un percorso preciso e mirato, che consente ai batteri di nascondersi all’interno delle cellule e sfuggire sia al sistema immunitario sia agli antibiotici: lo dimostra uno studio pubblicato su Nature Microbiology, che apre la strada a nuove terapie alternative agli antibiotici contro la prostatite. 

La ricerca, guidata da Carmen Aguilar della Julius-Maximilians-Universität Würzburg, chiarisce come Escherichia coli, principale responsabile della prostatite batterica, non invada casualmente il tessuto prostatico, ma colpisca selettivamente un tipo specifico di cellule, le cosiddette cellule luminali, che rivestono i dotti ghiandolari della prostata. Per arrivare a questo risultato, i ricercatori hanno sviluppato un innovativo modello di “mini-prostata” coltivata in laboratorio a partire da cellule staminali adulte.

L’organoide riproduce fedelmente l’architettura e la diversità cellulare dell’epitelio prostatico umano, permettendo per la prima volta di osservare in tempo reale le fasi dell’infezione in un ambiente realistico e controllato. “Abbiamo dimostrato che l’invasione delle cellule prostatiche da parte di E. coli è un processo altamente orchestrato, che sfrutta un punto debole specifico dell’architettura cellulare”, spiega Aguilar.

Il meccanismo segue un principio “chiave-serratura”: la proteina batterica FimH si lega a un recettore tipico della prostata, la fosfatasi acida prostatica (PPAP), consentendo al batterio di entrare nella cellula, moltiplicarsi e stabilire l’infezione. Lo studio individua anche una possibile strategia per bloccare questo processo. I ricercatori hanno osservato che una semplice molecola zuccherina, il D-mannosio – già utilizzato nella prevenzione delle infezioni urinarie – può agire da “falso bersaglio”, legando la proteina batterica e impedendo l’ingresso nelle cellule prostatiche.

In laboratorio, il trattamento ha ridotto in modo significativo l’infezione. Secondo gli autori, il nuovo modello sperimentale rappresenta uno strumento cruciale per comprendere come i batteri sopravvivano all’interno delle cellule e per sviluppare terapie mirate che non facciano affidamento sugli antibiotici, un aspetto particolarmente rilevante alla luce della crescente resistenza antimicrobica.

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