AGI – L’esercito taiwanese ha attivato il suo “meccanismo di risposta” alla nuova ondata di esercitazioni militari volute da Pechino intorno all’isola, scattata nella notte italiana, che secondo le autorità di Taipei rappresentano una “sfida aperta all’ordine internazionale” e minano la “stabilità regionale”.
“Tutto il personale di servizio è in stato di massima allerta e agirà in base al principio di non aggravare il conflitto o provocare dispute, rispondendo con cautela alle incursioni nella ‘zona grigia’. Le forze armate hanno la capacità, la determinazione e la fiducia per difendere la sovranità nazionale e la sicurezza del popolo”, ha dichiarato il Ministero della Difesa nazionale di Taiwan.
Le autorità dell’isola hanno inoltre reso noto che, dal 29 marzo, stavano monitorando i movimenti del gruppo da battaglia composto dalle portaerei Shandong, entrato nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan. Secondo l’ultimo rapporto giornaliero del Ministero della Difesa Nazionale (MDN), un totale di 19 navi cinesi ha navigato intorno a Taiwan nelle ultime 24 ore: si tratta del numero più alto registrato finora nell’ultimo anno. Il ministero non ha pero’ fornito dettagli sulle aree esatte in cui questi movimenti sono stati osservati.
“Le forze armate stanno utilizzando metodi congiunti di intelligence, sorveglianza e ricognizione, e hanno inviato aerei da missione, navi e sistemi missilistici costieri per seguire e monitorare da vicino la situazione, attivando un meccanismo per rispondere in modo appropriato”, si legge nel testo ufficiale.
Nelle dichiarazioni riportate dall’agenzia di stampa CNA, il primo ministro taiwanese Cho Jung-tai ha affermato che le forze armate manterranno un “elevato stato di vigilanza” per “non permettere che le esercitazioni (militari) influenzino la società taiwanese”. In un contesto di cambiamenti a livello internazionale, aggiunge il leader dell’isola “tutti i governi dovrebbero preoccuparsi della stabilità sociale interna e delle condizioni di vita del proprio popolo. Ricorrere costantemente a dimostrazioni di forza militare non è ciò che dovrebbe caratterizzare una nazione che si considera parte di una società moderna e progressista”.
La versione cinese
Pechino, da parte sua, ha annunciato di star conducendo nuove esercitazioni intorno a Taiwan, coinvolgendo unità dell’esercito, della marina, dell’aviazione e della forza missilistica per “avvicinarsi all’isola da più direzioni” e “lanciare un serio avvertimento alle forze separatiste che cercano l’indipendenza dell’isola”. Queste esercitazioni “si concentrano principalmente su pattuglie” che devono dimostrarsi pronte “al combattimento terra-aria”, nel condurre “attacchi a obiettivi marittimi e terrestri” e nell’imporre “blocchi in aree chiave e rotte marittime”. Tutto per testare “la capacità e l’efficacia di operazioni congiunte delle nostre truppe”.
Le esercitazioni arrivano dopo che, il 13 marzo, il presidente taiwanese, conosciuto come William Lai, ha pronunciato uno dei suoi discorsi più duri contro la Cina, annunciando diciassette misure, tra cui il ripristino dei tribunali militari e una severa revisione delle visite dei cittadini cinesi a Taiwan, per contrastare la campagna di “infiltrazione” cinese sul territorio taiwanese.
Anche in questo caso la risposta di Pechino non si è fatta attendere: “L’indipendenza di Taiwan significa guerra e perseguire l’indipendenza di Taiwan significa spingere il popolo di Taiwan in una pericolosa situazione bellica”, ha dichiarato Zhu Fenglian, portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan con sede a Pechino.



