AGI – Il tramonto, o meglio, la crisi, dell’Occidente – tra visioni fosche e uno sfondo di ottimismo – secondo Carlo Calenda. Con una ricetta per l’Europa, chiamata a non fallire in un crocevia fondamentale della storia, pena quella che il segretario di Azione definisce “l’inerzia”. E un effetto, apocalittico ma realistico a parere del senatore, che è quello di “finire spremuti tra la Cina e gli Usa”. Una riflessione circolare, quella di Calenda durante la presentazione del suo libro ‘Difendere la liberta” al ciclo di incontri ‘Roma da bere e da chiacchierare’, che parte dagli scenari della geopolitica mondiale per arrivare agli equilibri della politica italiana. A intervistare il leader di Azione, il giornalista di AGI, Francesco Spartà.
La dedica del libro agli ucraini
Si parte dall’Europa, dunque. Il cuore delle riflessioni contenute nel volume di Calenda, edito da Piemme, che ha nel suo sottotitolo proprio una sorta di ‘chiamata alle armi’ per il Vecchio Continente: L’ora dell’Europa. “Dedico il mio libro agli ucraini, perché penso che hanno dentro qualcosa che noi abbiamo scordato. Penso che li muova una fortissima consapevolezza, il desiderio di libertà. La libertà è la capacità di un popolo di autodeterminarsi”, spiega l’autore, prendendo le mosse dall’invasione russa dell’Ucraina del 2022, con una guerra che – tra fasi alterne – va avanti da ben quattro anni. Poi il fendente, in quell’altalena di ottimismo e pessimismo che ha scandito la presentazione: “Siamo alla peggiore fase della storia in termini di senso di comunità, ma l’Europa è il migliore posto in cui vivere”. Riflessione che fa il paio con quella che arriva dopo, in un caleidoscopio di citazioni, da Margareth Thatcher a Francis Fukuyama. “L’ Europa, se è in una situazione di inerzia, finisce – spiega – quello che succederà è che gli Usa ci spremeranno completamente e la Cina ci invadera’ di merci. Può succedere qualunque cosa, e il fatto di non farla succedere ricade sui cittadini. Se i cittadini votano gli influencer succederà che diventeremo vassalli dei cinesi e degli Usa”. Con la consapevolezza, amara, che nell’Occidente di oggi “tutti i fenomeni complessi li abbiamo liquidati”.
L’ascesa di Trump e il declino dell’Occidente
Da qui, secondo il fondatore di Azione, l’ascesa di Donald Trump, che – questa è la tesi – è la cartina di tornasole di quel declino dell’Occidente, di cui l’Europa è, inevitabilmente, il vaso di coccio. Dall’altro lato, infatti, ci sono le velleità imperiali. “Della Russia”, certo. Ma Calenda parla anche di “contenimento della Cina“. Senza dimenticare le ambizioni neo-ottomane della “Turchia di Erdogan”. Un “contenimento” che passa dalla diplomazia. E, in un passaggio del dibattito, trova spazio l’attualità più stretta. “Oggi Modi è qui”, spiega riferito al presidente dell’India in visita in Italia, sottolineando come sia “un lavoro da fare” quello dell’incontro – costruttivo – con i nuovi giganti del mondo.
Lo sguardo sulla politica italiana e le elezioni del 2027
Il tutto per arrivare al culmine con la ‘cucina’ della politica italiana. “Alla fine si vota l’ultimo che cazzeggia”, è lo sfogo dell’autore di ‘Difendere la libertà”. “Votando chi è bravo a fare l’influencer facciamo l’Europa secondo voi?”, si chiede ancora. “Gli Stati Uniti chi li ha fatti, Fedez o Washington“, incalza ancora Calenda, in un parallelismo suggestivo tra la gemmazione degli Usa e il progetto degli Stati Uniti d’Europa, che sono ancora di la’ da venire. Infine le alchimie delle coalizioni. E l’inevitabile domanda sulla collocazione o meno di Azione in quello che viene definito il ‘campo largo’ del centrosinistra. Ipotesi rispedita al mittente, per l’ennesima volta, da Calenda. Che, invece, immagina un ruolo da ago della bilancia per la forza politica che guida. “Il nostro obiettivo è fare una coalizione di governo larga a piacere, su cui ci sono pochi principi fondamentali”, conferma. “Siamo indispensabili per formare un governo e con questa legge elettorale già lo siamo”, rivendica. Infine, smonta il bipolarismo: “Se non mandiamo in blocco questo sistema, rischiamo che le maggioranze vadano da Vannacci a Tajani e da Di Battista a Renzi“.



