martedì, Agosto 4, 2026
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Troppe proteine possono accelerare l’invecchiamento

AGI – Ridurre il consumo di proteine potrebbe favorire un invecchiamento più sano, migliorare il metabolismo e, in alcuni casi, contribuire ad allungare la durata della vita. E’ quanto emerge da una revisione sistematica guidata da Dudley Lamming, dell’University of Wisconsin-Madison, pubblicata sulla rivista ‘Cell Press Blue’, che analizza oltre 350 studi dedicati agli effetti della restrizione proteica sull’invecchiamento. Gli autori concludono che, per la maggior parte degli adulti sedentari, l’assunzione di proteine potrebbe essere superiore al reale fabbisogno, con possibili conseguenze negative per la salute. Negli ultimi anni gli alimenti arricchiti di proteine sono diventati sempre più diffusi, dai cereali alle bevande fino all’acqua addizionata con proteine.

I suggerimenti (contraddittori) degli esperti

Parallelamente, diverse raccomandazioni nutrizionali hanno suggerito di aumentarne il consumo, soprattutto negli anziani, per contrastare la perdita di massa muscolare. Tuttavia, secondo gli autori della revisione, le prove scientifiche disponibili raccontano un quadro più complesso. Da decenni è noto che la restrizione calorica può prolungare la vita in numerosi organismi e ridurre il rischio di malattie associate all’età, ma mantenere una dieta ipocalorica è difficile per molte persone. Numerosi studi sperimentali hanno invece mostrato che limitare specificamente le proteine può aumentare la longevità di moscerini e roditori anche senza ridurre l’apporto calorico complessivo.

Più recentemente, alcuni studi clinici sull’uomo hanno evidenziato che una minore assunzione di proteine può favorire la riduzione del peso corporeo, della massa grassa e dei livelli di glicemia a digiuno, pur in presenza di un maggiore apporto calorico totale. La revisione identifica diversi meccanismi biologici che potrebbero spiegare questi effetti.

Ridurre le proteine migliora il metabolismo, modifica la risposta delle cellule ai nutrienti, limita il danno cellulare e contribuisce a preservare il corretto funzionamento delle cellule durante l’invecchiamento. Tra i protagonisti di questo processo figura l’FGF21, un ormone che aumenta quando l’apporto proteico diminuisce. Secondo gli studi analizzati, FGF21 incrementa il consumo energetico, migliora il controllo della glicemia e riduce l’infiammazione. Esperimenti condotti nei topi hanno inoltre mostrato che livelli più elevati di questo ormone sono associati a una maggiore longevità, con un effetto più marcato nei maschi rispetto alle femmine. Anche nell’uomo, una dieta povera di proteine determina un aumento di FGF21.

Il ruolo degli aminoacidi

Gli autori evidenziano inoltre il ruolo di alcuni aminoacidi, in particolare metionina, isoleucina e valina, che sembrano essere responsabili di molti degli effetti osservati. Un consumo eccessivo di questi aminoacidi può infatti attivare processi biologici che favoriscono la crescita cellulare e aumentano il rischio di obesità, infiammazione e altre malattie croniche correlate all’età. “è assolutamente chiaro che le proteine apportano benefici alla crescita muscolare e alla risposta all’esercizio fisico nelle persone attive – afferma Dudley Lamming – ma poichè la maggior parte delle persone è relativamente sedentaria, è probabile che molti consumino più proteine di quante ne abbiano realmente bisogno, con conseguenze negative sulla salute”.

La revisione sottolinea comunque che il fabbisogno proteico non è uguale per tutti. Donne in gravidanza, alcune categorie di anziani e persone fisicamente molto attive possono richiedere quantità superiori rispetto alla popolazione generale. Secondo Lamming, anche gli atleti, pur assumendo elevate quantità di proteine, sembrano evitare gli effetti metabolici sfavorevoli grazie all’attività fisica, che utilizza tali nutrienti per costruire e mantenere la massa muscolare.

“Le recenti raccomandazioni hanno incoraggiato le persone a consumare più proteine, ma hanno anche raccomandato di fare più attività fisica – osserva Lamming – probabilmente dobbiamo personalizzare le raccomandazioni sull’apporto proteico non solo in base all’età, ma anche al livello di attività fisica”. Secondo gli autori, i risultati indicano che un approccio nutrizionale uniforme potrebbe non essere appropriato. La quantità ottimale di proteine dovrebbe essere adattata alle caratteristiche individuali, evitando eccessi nei soggetti sedentari e tenendo conto delle differenti esigenze metaboliche nelle diverse fasi della vita. 

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