martedì, Giugno 16, 2026
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Trump: “Accordo Usa-Iran è equo e funzionerà”. Venerdì la firma a Lucerna

AGI – L’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran regge, per ora. Nonostante le dichiarazioni contraddittorie sul contenuto della “pagina e mezzo” del memorandum. Per il presidente americano, Donald Trump, “l’accordo è equo e verrà finalizzato entro i sessanta giorni previsti dalla tabella di marcia”. La cerimonia è stata ufficializzata dalle autorità svizzere per venerdì al resort Burgenstock sul lago di Lucerna. La stessa location dove nel giugno del 2024 si tenne la conferenza globale per l’Ucraina.

Trump però accelera verso la normalizzazione dei rapporti con Teheran. A margine del G7 in corso a Evian, il capo della Casa Bianca ha sostenuto che “la parte più difficile del negoziato è ormai alle spalle”. “Credo che verrà rispettata la tabella di marcia. L’Iran vuole arrivare a un accordo e ha bisogno di tornare alla normalità”, ha affermato durante un incontro con il presidente degli Emirati, Mohammed bin Zayed Al Nahyan.

Le posizioni di Cina e Unione europea

Non tutti ne sono convinti. Sia per la Cina che per l’Unione europea “la parte più difficile inizia proprio ora”. L’Alta rappresentante per la Politica estera di Bruxelles, Kaja Kallas, ha ammonito che “l’Ue respinge qualsiasi misura che imponga costi aggiuntivi al trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz” e che ogni accordo “deve rispettare il diritto internazionale”.

Le condizioni dell’accordo

Per Trump “l’unica cosa che conta davvero è che l’Iran non abbia mai un’arma nucleare” ma assicura “che l’apertura di Hormuz avverrà senza alcun pedaggio, non solo questi sessanta giorni ma sempre”. Così come smentisce ogni vincolo a “investire nell’economia del Paese”. Nelle scorse ore il Financial Times aveva parlato di uno stanziamento americano per un totale di 300 miliardi di dollari. “Sono voci ridicole”, le ha definite l’ex tycoon.

Attesa per il testo ufficiale

Tuttavia qualche chiarezza in più è attesa con la pubblicazione del testo e Trump ha assicurato che non mancherà di trasparenza. “Non mi limiterò a pubblicarlo, probabilmente terrò una conferenza stampa e ve lo leggerò virgola per virgola per essere sicuro che la stampa lo riporti correttamente”. Ha anche dichiarato di voler sottoporre il memorandum al Congresso americano, pur mostrando fiducia nell’esito dell’esame parlamentare.

Il nodo Libano e Israele

Per Teheran “il punto più importante del protocollo riguarda la cessazione della guerra in Libano” e lo considera vincolante anche per Israele. Quindi il mantenimento delle truppe di occupazione nel Sud del Paese – secondo il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi – è una “violazione del memorandum”.

Le tensioni con Israele

Il leader americano ha effettivamente riconosciuto che permangono tensioni legate al Libano e a Hezbollah. Ha criticato il recente attacco israeliano contro Beirut avvenuto a poche ore dalla conclusione dell’accordo e ha invitato il premier Benjamin Netanyahu a mostrare maggiore responsabilità. “Non mi è piaciuto quello che è successo. Bibi deve essere più responsabile rispetto al Libano”, ha affermato, pur ribadendo la solidità dell’alleanza tra Washington e Israele.

Le prospettive future

Ha avanzato una ulteriore proposta: “Se Israele non riesce a gestire Hezbollah senza uccisioni, potrebbe pensarci la Siria“. Trump ha anche escluso che il tema del cambio di regime a Teheran abbia mai rappresentato una priorità della sua amministrazione. “Non mi è mai interessato il cambio di regime. Ho visto questi tentativi per anni e non hanno mai funzionato”. Secondo il presidente, gli interlocutori iraniani attualmente coinvolti nel negoziato sarebbero “persone razionali”, interessate a favorire lo sviluppo del proprio Paese.

Le prossime tappe del negoziato

Nello stesso giorno della firma a Lucerna dovrebbe aprirsi una nuova fase negoziale destinata a trasformare il protocollo in un accordo definitivo. Secondo Araghchi, i futuri colloqui dovranno affrontare due questioni centrali: il programma nucleare iraniano e la revoca delle sanzioni statunitensi che gravano sull’economia della Repubblica islamica.

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