lunedì, Aprile 27, 2026
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Trump attacca il movimento “No Kings”: “Non sono un re. Viviamo in un mondo pazzo”

AGI – Donald Trump ripercorre l’attacco avvenuto durante la cena dei corrispondenti a Washington e lo inserisce in un contesto più ampio, parlando di un “mondo pazzo” in cui episodi di violenza fanno parte della realtà. “Non ero preoccupato. Conosco la vita. Viviamo in un mondo pazzo”, ha detto in un’intervista a “60 Minutes” della CBS News, la prima dopo l’episodio che ha portato all’evacuazione del presidente e di diversi membri del suo Gabinetto dal Washington Hilton. Trump ha spiegato di aver inizialmente sottovalutato quanto stava accadendo, pensando che il rumore proveniente dalla sala fosse dovuto a un incidente banale. “All’inizio ho pensato fosse caduto un vassoio”, ha detto, aggiungendo che solo in un secondo momento si è reso conto che si trattava di spari e che la situazione era “un problema serio, di un tipo diverso rispetto al solito rumore da sala da ballo”.

Nel racconto dei momenti più concitati, il presidente ha ammesso di aver inizialmente rallentato l’azione degli agenti: “Volevo vedere cosa stava succedendo e non stavo rendendo le cose facili per loro”. Solo dopo aver compreso la gravità della situazione si è adeguato alle indicazioni della sicurezza. “Stavo uscendo, ero in piedi, poi mi hanno detto di mettermi a terra. Allora mi sono buttato a terra, e anche la first lady“, ha raccontato.

L’evacuazione e la professionalità degli agenti

Trump ha descritto l’evacuazione come rapida ma caotica, sottolineando comunque la professionalità degli agenti: “Appena lo hanno visto, hanno estratto le armi e lo hanno neutralizzato immediatamente“. Ha aggiunto che l’uomo armato si muoveva con grande velocità, riuscendo a superare i controlli prima di essere fermato. “Dovrebbe essere ingaggiato dalla NFL…”, ha ironizzato.

Il profilo dell’attentatore e il manifesto

Nel corso dell’intervista, il presidente ha parlato di nuovo dell’autore dell’attacco, definendolo “una persona malata” e facendo riferimento al manifesto che avrebbe scritto. “L’ho letto. Si è radicalizzato. Era un credente cristiano, poi è diventato anticristiano e ha avuto molti cambiamenti. Da quanto ha scritto, stava attraversando un periodo difficile“, ha detto, aggiungendo che anche la famiglia dell’uomo era preoccupata per il suo comportamento.

Il clima politico e lo scontro con i media

Trump ha quindi collegato l’episodio al clima politico e alle proteste anti-governative, citando il movimento “No Kings“: “Il motivo per cui esistono persone così è che ci sono movimenti come ‘No Kings’. Io non sono un re. Se lo fossi, non starei qui a parlare con voi”. Non è mancato uno scontro diretto con la giornalista Norah O’Donnell, accusata di aver letto in trasmissione un passaggio del manifesto contenente accuse nei suoi confronti. “Stavo aspettando che lo leggesse, perché sapevo che lo avrebbe fatto: siete persone terribili”, ha detto Trump, respingendo le affermazioni: “Non sono un pedofilo. Non ho violentato nessuno. Sono stato completamente scagionato“. Alla replica della giornalista, che ha ricordato come si trattasse delle parole dell’attentatore, il presidente ha insistito: “Non dovrebbe leggerle a ‘60 Minutes‘. È una vergogna. Ma vada avanti, finiamo l’intervista”.

La difesa della cena dei corrispondenti

Trump ha inoltre ribadito le sue critiche ai media, sostenendo che “per la maggior parte sono molto liberali” e accusandoli di avere posizioni divergenti rispetto alle sue soprattutto sul tema della criminalità. Infine, il presidente ha difeso la scelta di partecipare alla cena dei corrispondenti e ha invitato a ripetere l’evento entro 30 giorni, con misure di sicurezza rafforzate. “Non voglio che una persona fuori di testa possa cancellare qualcosa del genere”, ha detto, sottolineando che organizzare eventi di questo tipo resta importante anche dopo un episodio così violento.”

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