AGI – Mentre proseguono i bombardamenti israeliani in Iran con Teheran che risponde con nuovi lanci di missili, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, assicura che un accordo con la Repubblica Islamica è “forse vicino”.
I colloqui indiretti tra Iran e Washington
Nei prossimi giorni il Pakistan, Paese mediatore, ha annunciato infatti che ospiterà colloqui indiretti tra Washington e Teheran. Il conflitto, nel frattempo, continua però ad allargarsi, con gli Houthi dello Yemen che lo scorso fine settimana si sono uniti all’Iran negli attacchi a Israele che, da parte sua, ha annunciato l’intenzione di “ampliare la zona di sicurezza nel Libano meridionale“, dove proseguono i combattimenti con Hezbollah e il bilancio delle vittime civili continua a salire. Nelle scorse ore, nel martoriato Paese dei cedri, ha perso la vita un casco blu indonesiano impegnato nella missione Unifil delle Nazioni Unite.
Stamane l’esercito israeliano ha annunciato di aver risposto a un attacco missilistico proveniente dall’Iran, poco dopo aver segnalato su Telegram di aver colpito siti militari a Teheran. La sera precedente, il ministero dell’Energia iraniano aveva segnalato interruzioni di corrente nella capitale e nelle aree circostanti a seguito di raid contro infrastrutture elettriche. Secondo i media iraniani, le forniture di elettricità sono già state ripristinate in tutti i Paesi.
Trump: “In Iran abbiamo già ottenuto il cambio di regime”
Trump, se da una parte, riferisce il Wall Street Journal, starebbe valutando addirittura un’operazione di terra per appropriarsi dell’uranio iraniano, dall’altra sta orientando la narrazione per mettersi nelle condizioni di dichiarare presto una fine vittoriosa del conflitto, entrato nel suo secondo mese.
Il presidente americano ha dichiarato nelle scorse ore che l’obiettivo di un “cambio di regime” è stato ottenuto con l’uccisione di numerosi esponenti dei vertici del potere iraniano.
Lo Stretto di Hormuz e i prezzi del petrolio
Oggi, ha spiegato Trump, “abbiamo a che fare con persone diverse, molto più ragionevoli” con cui “forse un accordo potrebbe essere in vista presto“. Il magnate non ha specificato chi sarebbero questi interlocutori e ha aggiunto che Teheran “per rispetto”, si appresta ad autorizzare il transito di 20 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz “nei prossimi giorni”.
Questa strategica via navigabile trasporta un quinto degli approvvigionamenti di idrocarburi mondiali e il suo blocco ha fatto schizzare alle stelle i prezzi del petrolio. Nei primi scambi di questa mattina il greggio Brent è scambiato a circa 115 dollari al barile, mentre il barile di West Texas Intermediate è risalito sopra la soglia simbolica dei 100 dollari.
La nave Usa per l’assalto anfibio
L’approccio statunitense al conflitto avviato insieme a Israele il mese scorso rimane quindi ambiguo e la possibilità di mettere sul terreno i proverbiali stivali continua a non essere esclusa. Da venerdì è nell’area una nave d’assalto anfibio americana, al comando di un gruppo navale composto da “circa 3.500” marinai e marines.
“Il nemico sta inviando pubblicamente messaggi di negoziazione e dialogo, mentre segretamente pianifica un’offensiva di terra“, ha denunciato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, “i nostri uomini attendono l’arrivo dei soldati americani sul territorio per poterli attaccare e punire una volta per tutte i loro alleati regionali“.
Occhi puntati sull’isola di Kharg in Iran
Tutti gli occhi sono ora puntati sull’isola di Kharg, una striscia di terra nel Golfo settentrionale, già colpita dagli Stati Uniti a metà marzo, che ospita il più grande terminale petrolifero iraniano, da cui passa circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese. “Forse prenderemo l’isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni”, ha dichiarato ieri Trump al ‘Financial Times’, “non credo che abbiano difese adeguate. Potremmo prenderla molto facilmente”.
Il petrolio iraniano
Nella stessa intervista Trump ha anche alluso, senza fornire dettagli, alla possibilità di “impossessarsi del petrolio iraniano“. È in questo contesto che la Francia ha convocato per oggi un vertice del G7 in un formato senza precedente con i ministri delle finanze e dell’energia e i governatori delle banche centrali. Da parte sua, Israele ha approvato nella notte un nuovo bilancio che prevede un massiccio aumento delle spese per la difesa. Il testo propone un incremento delle spese militari di quasi nove miliardi di euro, portando il totale a circa 40 miliardi di euro, più del doppio rispetto al 2023.
Gli attacchi di rappresagli dell’Iran
L’Iran, intanto, continua i suoi attacchi di rappresaglia contro gli interessi economici e militari americani nel Golfo. In Kuwait, un edificio di un impianto di dissalazione , che produce anche energia elettrica, è stato colpito da un attacco iraniano che ha causato “la morte di un operaio indiano e ingenti danni materiali“. L’Arabia Saudita ha annunciato invece di aver intercettato cinque missili diretti verso la parte orientale del regno. È prevista oggi una videoconferenza tra i rappresentanti degli Stati del Golfo, della Russia e della Giordania per discutere delle “ripercussioni degli attacchi iraniani“, riferisce l’agenzia di stampa ufficiale del Kuwait. Il Pakistan, infine, ha espresso la propria disponibilità a “ospitare e facilitare i colloqui nei prossimi giorni”.



