AGI – Aiutare i pazienti con la paralisi a esprimersi in modo più fluido con un dispositivo di digitazione che possa. A questo obiettivo è stato orientato uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, condotto dagli scienziati del Massachusetts General Hospital.
Il team, guidato da Justin J. Jude, ha ideato un prototipo in grado di tradurre l’attività cerebrale durante la digitazione su tastiera in testo scritto. Questo approccio, spiegano gli scienziati, potrebbe offrire un’alternativa più familiare e facile da apprendere ai sistemi di comunicazione comunemente utilizzati dalle persone affette da paralisi.
L’interfaccia cervello-computer e la tastiera Qwerty
Ricerche precedenti hanno dimostrato che le interfacce cervello-computer possono facilitare la comunicazione spostando un cursore sullo schermo o decodificando tentativi di parlato o scrittura a mano. Tuttavia, per molti individui un’interfaccia che utilizza una tastiera Qwerty standard potrebbe essere preferibile.
Lo studio e i partecipanti
I ricercatori hanno impiantato il dispositivo in due partecipanti affetti da tetraplegia, uno con sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e l’altro con una lesione del midollo spinale cervicale.
Il funzionamento del prototipo
Gli autori hanno addestrato una rete neurale profonda utilizzando l’attività cerebrale dei partecipanti, registrata tramite elettrodi impiantati nel giro precentrale, una regione del cervello coinvolta nel movimento volontario, mentre tentavano di eseguire i movimenti delle dita per digitare su una tastiera Qwerty. Il modello è stato utilizzato per prevedere quale carattere ogni paziente intendesse digitare.
Risultati e prestazioni del dispositivo
Per uno dei partecipanti, il sistema permetteva di digitare fino a 110 caratteri al minuto, pari all’81 per cento della velocità di un utente che utilizza lo smartphone senza disabilità, con un tasso di errore dell’1,6 per cento. L’altro paziente riusciva a digitare fino a 47 caratteri al minuto.
Prospettive future e benefici
Il dispositivo richiede circa 30 frasi di pratica per funzionare efficacemente. Gli scienziati precisano che saranno necessari ulteriori approfondimenti con coorti più ampie e variegate, ma questo sistema potrebbe aiutare i pazienti paralizzati a comunicare in modo rapido, preciso e più semplice, garantendo un livello di privacy più elevato rispetto alle alternative esistenti.



