AGI – Alla vigilia dell’insediamento di Stephen Miller a capo di gabinetto della Casa Bianca al posto di Susie Wiles, la scelta divide la stampa conservatrice americana, tra chi lo considera l’uomo giusto per affrontare un Congresso ostile e chi vede nella sua nomina la conferma che Trump intende ignorare il messaggio arrivato dalle urne.
Il presidente ha annunciato venerdì che Miller, vicecapo di gabinetto e principale architetto della politica sull’immigrazione, assumerà il nuovo incarico lunedì 9 novembre. Wiles, prima donna nella storia a dirigere lo staff della Casa Bianca, passerà all’organizzazione politica esterna di Trump.
Le spiegazioni ufficiali sono state essenziali: Trump ha definito Miller uno dei suoi consiglieri più fidati e ha sostenuto di aver voluto un cambiamento. Ma le ragioni politiche della scelta emergono soprattutto dalle reazioni degli ambienti conservatori e dalle ricostruzioni dei giornali della destra americana.
La nomina di Miller “una sfida al Congresso”
Il ‘Washington Examiner’ interpreta la nomina come una dichiarazione di sfida al nuovo Congresso a maggioranza democratica e secondo l’editorialista Tom Rogan, Trump ha risposto alla sconfitta scegliendo deliberatamente lo scontro. Rogan paragona la decisione, pur riconoscendo le enormi differenze storiche, all’ordine impartito da Stalin all’Armata Rossa nel 1942 di non arretrare di fronte all’offensiva tedesca. Il paragone serve a illustrare quella che Rogan considera la logica politica della nomina: resistere e non concedere terreno. Miller, uno dei più fedeli collaboratori di Trump fin dalla campagna del 2016, è un convinto sostenitore dell’uso estensivo dei poteri presidenziali ed è destinato a gestire i rapporti con un Congresso pronto ad avviare indagini sull’amministrazione.
Secondo l’Examiner, Miller conosce il funzionamento delle istituzioni federali e ha già affrontato una situazione analoga durante il primo mandato, quando i democratici conquistarono la Camera nel 2018. Un secondo elemento emerge dalla ricostruzione del ‘Wall Street Journal’, che presenta Miller come un consigliere capace di trasformare le intenzioni del presidente in provvedimenti concreti. La sua influenza non si limita all’immigrazione, il terreno sul quale ha costruito la propria notorietà.
Ordini esecutivi
Miller ha contribuito alla definizione di gran parte degli ordini esecutivi della seconda amministrazione, ha coordinato iniziative tra diverse agenzie federali e ha collaborato con il responsabile del bilancio Russ Vought per individuare strumenti che consentissero di perseguire le priorità presidenziali senza dipendere dall’approvazione del Congresso. In questa prospettiva, il suo principale punto di forza è la conoscenza delle leve amministrative e giuridiche del potere esecutivo.
Secondo il ‘Wall Street Journal’, tuttavia, non sono poche le perplessità in alcuni ambienti repubblicani. Miller ha sostenuto politiche migratorie che hanno provocato reazioni negative nell’opinione pubblica e ha assunto posizioni che hanno suscitato preoccupazioni anche tra gli alleati economici dell’amministrazione. La sostituzione di Wiles comporta inoltre un cambiamento nei rapporti tra la Casa Bianca e il mondo imprenditoriale. Secondo un’altra ricostruzione del quotidiano economico, la precedente capo di gabinetto rappresentava un interlocutore importante per dirigenti aziendali e grandi gruppi industriali. Miller ha invece rapporti più difficili con una parte di quel mondo, anche per le sue posizioni sull’immigrazione e sui dazi.
La critica più significativa arriva da ‘National Review’
In un commento di Mark Antonio Wright per una delle testate storiche del conservatorismo americano, si osserva che la scelta di Miller rappresenta un ulteriore esempio della tendenza di Trump a governare seguendo le proprie convinzioni, indipendentemente dalle conseguenze politiche. Wright pone una domanda che riassume il problema: perché, dopo il disastro delle elezioni di metà mandato, ci si dovrebbe aspettare che il trumpismo diventi improvvisamente popolare? Secondo il commentatore l’aggressività di Wright non avrebbe sempre favorito l’amministrazione e il suo atteggiamento ha contribuito a rendere meno popolari le politiche migratorie dell’amministrazione.
Ancora più severo è il giudizio espresso da ‘Reason’, rivista di orientamento libertario, tradizionalmente favorevole alla limitazione dei poteri dello Stato. Jacob Sullum sostiene che la promozione di Miller rafforzerà proprio gli aspetti più controversi della presidenza Trump, soprattutto la sua concezione del potere esecutivo. Sullum ricorda che Miller ha sostenuto la possibilità di sospendere l’habeas corpus per agevolare le espulsioni degli immigrati irregolari e ha contestato duramente alcune decisioni dei tribunali che avevano limitato l’azione dell’amministrazione.
‘Reason’ ricorda le sue dichiarazioni contro le sentenze della Corte Suprema in materia di cittadinanza per nascita e di dazi, insieme alle posizioni favorevoli a un intervento aggressivo del governo nei confronti di organizzazioni considerate ostili. Per la rivista, il problema non è soltanto l’orientamento politico di Miller, ma la sua disponibilità a sostenere un esercizio del potere presidenziale che rischia di entrare in conflitto con le garanzie costituzionali.
L’avvicendamento segna anche un cambiamento nel funzionamento della Casa Bianca
Wiles aveva costruito la propria reputazione come organizzatrice politica e mediatrice tra le diverse componenti della coalizione trumpiana, aveva diretto la campagna presidenziale del 2024 e cercato di introdurre maggiore disciplina in un’amministrazione caratterizzata dalla forte personalizzazione delle decisioni. Miller rappresenta un modello differente. È soprattutto un ideologo e un organizzatore dell’azione amministrativa, convinto che le priorità presidenziali debbano essere realizzate anche attraverso un utilizzo energico degli strumenti dell’esecutivo. E ancora il Wall Street Journal sottolinea che la sua promozione potrebbe accentuare il carattere conflittuale della seconda parte del mandato.



