AGI – Sequestrato, acquistato e rivenduto, violentato, abusato, seviziato, ridotto in schiavitù: arrivato a Pozzallo, nel Ragusano, a bordo di un barcone, un giovane migrante aveva creduto di poter dimenticare quanto vissuto in Libia. Fino al momento in cui sulla banchina ha incrociato gli occhi con quelli di un altro migrante, il suo aguzzino.
La vicenda, appresa dall’AGI, rivela il dramma vissuto dalla vittima: la sua famiglia, a cui i trafficanti di esseri umani inviavano i video delle torture, aveva pagato 9.000 euro per la sua liberazione e per questo lo avevano lasciato partire. Dopo un periodo in una connection house libica, finalmente era riuscito a imbarcarsi per l’Italia, per una vita nuova: il tempo per dimenticare, cancellare umiliazioni e violenze.
L’aguzzino ritrovato a Pozzallo
Ma quando arriva a Pozzallo alza gli occhi e gli si gela il sangue; davanti a lui c’è uno dei suoi carcerieri, arrivato qualche giorno prima su un altro barcone. Senza fiato in gola, il giovane chiede di parlare con la polizia, trova ascolto nella squadra mobile. Si inizia a indagare.
Le terribili testimonianze della vittima
Testimonianze e riscontri iniziano a tratteggiare un quadro drammatico: lui racconta tutto quello che i carcerieri gli avevano fatto, non solo privandolo della libertà ma anche della dignità umana. Con gli occhi bassi chiederà scusa alle giudici perché per rispetto a loro non vorrebbe raccontare i dettagli delle violenze sessuali e delle torture che ha subìto. Ma deve farlo. Viene affiancato dall’avvocata Liliana Battaglia. Racconta, con pudore.
Le torture e il ricatto alla famiglia
Legato mani e piedi con corde e stracci, appeso e picchiato con bastoni e tubi di gomma. L’acqua da bere presa dal water. Sessualmente abusato e ripreso con il telefonino per ricattare la famiglia, per metterla sotto pressione, famiglia che fa di tutto per racimolare i soldi necessari alla sua liberazione. Si trovano riscontri, anche immagini, che con tronfia arroganza il carceriere tiene nel suo telefono.
La condanna dell’aguzzino e il risarcimento
Il processo viene celebrato con rito abbreviato. Udienze sofferte e dolorose. L’aguzzino viene condannato a 20 anni di carcere oltre alle spese processuali e di mantenimento in carcere: associazione a delinquere finalizzata al traffico di esseri umani, riduzione in schiavitù, tortura, sequestro a scopo di estorsione. Cinquantamila euro alla vittima, che sta cercando ora di ricostruire la sua esistenza. Riuscendo, forse, a dimenticare.



