venerdì, Giugno 19, 2026
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Vivere a lungo senza malattie: scoperto il gene

AGI – Una rara variante genetica associata al gene CGAS potrebbe contribuire a trasmettere tra generazioni una maggiore durata della vita in salute, ritardando l’insorgenza di malattie croniche e riducendo i processi infiammatori legati all’invecchiamento. È quanto emerge da una ricerca presentata al congresso annuale della European Society of Human Genetics a Goteborg da un gruppo del Leiden University Medical Center nei Paesi Bassi, che ha studiato famiglie caratterizzate da più membri longevi nel corso di diverse generazioni.

Lo studio suggerisce che analizzare intere famiglie longeve, invece dei singoli individui, possa aiutare a distinguere meglio il ruolo della genetica da quello di fattori ambientali, socioeconomici e comportamentali nella durata della vita e soprattutto della cosiddetta “healthspan”, cioè il periodo vissuto senza malattie croniche o declino cognitivo.

Il segreto della longevità trasmesso tra generazioni

“Le nostre ricerche precedenti avevano mostrato che i familiari di mezza età di genitori longevi sviluppano malattie cardiometaboliche mediamente 13 anni più tardi rispetto ai partner con genitori meno longevi – ha spiegato Pasquale Putter, dottorando del gruppo guidato da Eline Slagboom al Leiden University Medical Center – questo indicava chiaramente che la maggiore durata della vita in salute viene trasmessa anche alle generazioni successive”.

I ricercatori hanno analizzato il genoma di 212 gruppi familiari di fratelli e sorelle provenienti dal Leiden Longevity Study, identificando quattro regioni genomiche nelle quali erano probabilmente presenti geni associati alla longevità. Questo ha consentito di restringere il campo dell’analisi a circa 350 geni invece dei circa 20 mila presenti nel genoma umano.

Il ruolo del gene CGAS contro l’infiammazione

Le successive analisi hanno individuato 12 rare varianti genetiche in grado di modificare proteine coinvolte nei processi biologici dell’invecchiamento. Una di queste riguarda il gene CGAS, già indicato in studi precedenti come possibile regolatore dell’infiammazione associata all’età. Il gene CGAS è coinvolto nell’attivazione della risposta immunitaria quando viene rilevato DNA in posizioni anomale all’interno delle cellule, come accade durante infezioni virali o danni cellulari.

Secondo gli autori, i membri delle famiglie longeve portatori della variante potrebbero possedere una sola copia pienamente funzionante del gene, con una conseguente riduzione della risposta infiammatoria cronica senza compromettere la capacità dell’organismo di contrastare infezioni e riparare danni cellulari. “È probabile che questa riduzione dell’attività infiammatoria contribuisca ai meccanismi protettivi che favoriscono una maggiore durata della vita in salute e la sopravvivenza fino a età molto avanzate” ha osservato Putter.

Complessità biologica e futuri test in vivo sul killifish

I ricercatori sottolineano tuttavia che il ruolo del gene CGAS è complesso e dipende dal contesto biologico. Una soppressione completa della sua attività potrebbe aumentare la vulnerabilità a infezioni e tumori, mentre una sua iperattivazione cronica può causare danni legati all’infiammazione persistente. Per questo motivo il gruppo sta ora avviando studi in vivo utilizzando il killifish, uno dei vertebrati con il ciclo vitale più breve conosciuto, che vive tra tre e nove mesi.

Inserendo nei pesci la mutazione individuata nelle famiglie longeve, gli scienziati cercheranno di verificare se l’effetto osservato in vitro si traduca realmente in un aumento della longevità e in benefici per i tessuti dell’organismo. “Il killifish rappresenta un modello ideale per studiare rapidamente gli effetti della mutazione sulla durata della vita e sulla salute dei tessuti” ha aggiunto Putter.

Secondo Alexandre Reymond, presidente del congresso della European Society of Human Genetics e non coinvolto nella ricerca, questi risultati potrebbero aiutare a identificare i fattori biologici chiave che permettono non soltanto di vivere più a lungo, ma soprattutto di estendere il periodo di vita libera da malattie croniche.

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