mercoledì, Maggio 27, 2026
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Voto a Venezia, accuse incrociate nel centrosinistra: tensioni Pd-M5s

AGI – Un’ondata di calore si abbatte anche sul centrosinistra. L’anticiclone africano, però, questa volta non c’entra. A surriscaldare il clima è la sconfitta di Venezia. Sotto la lente di deputati e senatori finisce il flusso dei voti delle liste che sembra indicare un travaso di voti dal Movimento 5 Stelle verso liste di centrodestra e, soprattutto, dentro la lista del candidato Simone Venturini, risultato vincente.

I riformisti dem si dicono per nulla sorpresi, dato che considerano il partito guidato da Conte “un partito di destra”. A dimostrazione, la minoranza interna Pd porta le prime dichiarazioni di Conte sulla necessità che la coalizione batta di più sul tasto della sicurezza come problema che sta a cuore ai cittadini, lavorando anche a una diversa gestione dei flussi di migranti.

La maggioranza dem getta acqua sul fuoco. Difficile se non impossibile, è il ragionamento, far discendere dai dati del referendum o delle elezioni europee di due anni fa il fatto che i Cinque Stelle veneziani abbiano votato Venturini. Di più: si tratta della “narrazione” di chi vuol far passare l’idea che se alleati con il Partito Democratico i Cinque Stelle fanno fatica. Una idea alimentata da chi, anche nel partito guidato da Giuseppe Conte, vive con disagio l’abbraccio con il Nazareno.

 

 

Il dibattito sul candidato e i dati del Viminale

Ma le critiche non sono a senso unico. “A Venezia, senza voler togliere nulla a Martella, forse abbiamo sbagliato il candidato”, attacca il rossoverde Angelo Bonelli: “Venturini attraverso la sua lista civica, che ha preso oltre il 30% dei voti, è riuscito a parlare coi cittadini”, aggiunge. Parole che fanno sobbalzare i dem.

Il Pd, dicono, è sempre in doppia cifra, il 25 per cento è un ottimo risultato, semmai il problema sono gli altri partiti. E lo sguardo corre allo schermo dello smartphone e ai dati del Viminale che parlano di Avs al 5,18 per cento, M5s al 2,61 e la lista che riunisce Psi, +Europa, Italia Viva e Radicali all’1,36 per cento. Oltre a rivendicare la candidatura di Martella come quella di un dirigente “di lungo corso, rigoroso e appassionato”, tra i parlamentari dem ci si chiede dove fossero le alternative.

Fonti parlamentari del Movimento fanno notare che, in ogni caso, il distacco tra Venturini e Martella è tale che, travaso o meno, è difficile imputarlo ai Cinque Stelle. “È brutto scaricare il barile sul candidato, ma lo è altrettanto prendersela con un alleato”, viene aggiunto.

La gestione della sicurezza e i comitati per l’alternativa

Un clima che rischia di surriscaldarsi fino a livelli di guardia. Anche per questo si susseguono gli appelli a lavorare con determinazione alla stesura del programma e alla costruzione di una vera coalizione. Per Bonelli il lavoro non potrà essere terminato prima dell’autunno prossimo, ma per rispettare il timing occorre avviarlo subito.

Sulla necessità di mettere in campo un progetto con un programma chiaro si è espresso, nelle ore successive al risultato di Venezia, anche Giuseppe Conte spiegando, nelle scorse ore, che “se una cosa insegnano le elezioni comunali è che bisogna stare vicini ai bisogni dei cittadini. La sicurezza, per esempio, che non è di destra né di sinistra e i risultati del governo sono fallimentari. Dobbiamo lavorare su questo bisogno dei cittadini, gestire il problema dell’immigrazione che richiede risposte concrete e non ideologiche”.

Una necessità, quella di lavorare a programma e coalizione, sentita anche nel Pd da chi, come Andrea Orlando, chiede che vengano previsti dei ‘comitati per l’alternativa’ che lavorino a una vera coalizione sulla base di tre o quattro proposte forti e così facendo intercettare il voto di quanti hanno votato il No al referendum.

 

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