domenica, Giugno 16, 2024
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La morte di Raisi riapre la corsa per la successione a Khamenei

AGI – Il presidente iraniano Ebrahim Raisi, morto ieri in seguito allo schianto dell’elicottero su cui viaggiava, era uno dei principali candidati alla successione della Guida Suprema Ali Khamenei. Quest’ultimo, a 85 anni è impegnato da anni a garantire una successione che dia continuità alla Repubblica islamica.

 

La morte improvvisa di Raisi è destinata ad avere ripercussioni sui piani per il dopo Khamenei. La Guida Suprema aveva di recente ribadito il pieno sostegno a Raisi e alla sua azione di governo – fortemente criticata invece dall’elettorato che si è espresso con una astensione record nelle ultime legislative a marzo – permettendo al defunto presidente di espandere la propria influenza e piazzare i propri uomini nelle stanze del potere del regime.

 

A facilitare la possibile ascesa di Raisi alla poltrona più importante dell’Iran erano non solo le posizioni clericali, ma anche un curriculum che prima della presidenza lo aveva visto passare per la Fondazione Imam Reza (come anche Khamenei prima di lui) e la vicepresidenza dell’Assemblea degli Esperti, una delle più importanti istituzioni della Repubblica Islamica nata nel 1979.

Il figlio di Khamenei torna in pista

L’uscita di scena di una tale figura finisce inevitabilmente con il rimescolare le carte nella lotta alla successione e rilanciare alcuni nomi, in primis quello del figlio della Guida Suprema Khamenei, Mojtaba. Per anni visto come “eminenza grigia del regime”, il suo nome circola da anni e suscita timori, fondati, sul fatto che la Repubblica islamica potrebbe ulteriormente inasprire la stretta su opposizione e popolazione. Mojtaba, 53 anni, ha sempre mantenuto un profilo riservato, ma si è saputo muovere dietro le quinte e accrescere la propria influenza nella cerchia più vicina al padre.

 

Figura vicina ai vertici dei Guardiani della Rivoluzione, Mojtaba è anche il numero uno del Beit-e Rahbari, l’ufficio della Guida Suprema. Il Beit è considerato in Iran una istituzione-ombra dell’apparato istituzionale iraniano, chiamata a valutare la conformità delle decisioni prese dagli organi politici ai principi che hanno ispirato la rivoluzione iraniana e al volere della Guida Suprema.

 

L’azione del Beit prende forma nell’ombra e la scalata alla presidenza da parte del figlio di Khamenei è stata frutto di una nomina paterna. Circostanze che hanno però creato un effetto boomerang: una popolazione esasperata dalla corruzione e sofferente per una crisi economica cronica ha manifestato più volte fastidio, se non odio, per la scalata al potere di Mojtaba Khamenei. Un’insofferenza trasversale che non favorisce la corsa di ‘Aghazadeh’, il ‘figlio del signore’, soprannome affibbiatogli dalla opinione pubblica iraniana. 

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